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Il Villaggio

SAN GIORGIO

IERI
La Valpolicella, per le sue caratteristiche geografiche favorevoli, è stata luogo di insediamento fin dal primo millenio a.C.. Infatti nelle zone circostanti il paese di San Giorgio e nella stessa area del centro abitato, vari scavi archeologici hanno riportato alla luce alcuni insediamenti preistorici ed oggetti risalenti alla tarda Età del Ferro e all’Età del Bronzo. In questa zona la selce (roccia sedimentaria molto dura e resistente, usata per fabbricare armi e strumenti taglienti) era presente in grande quantità tanto da creare anche un'esportazione verso l'Europa centrale.

Quando i Romani verso il I-II sec. a.C. si insediarono in territorio veronese trovarono in Valpolicella gli Arusnati, popolo di origine retica od etrusca, comunque italica, con i quali in seguito si integrarono armoniosamente. Infatti, pur dipendendo da Verona, questa popolazione aveva conservato una certa autonomia amministrativa (Pagus Arusnatium) e soprattutto la propria religione. Le testimonianze lapidee della loro presenza sono in parte custodite nell'Antiquarium adiacente la Pieve.

Nei primi secoli del Medioevo, oltre al succedersi delle varie invasioni barbariche, avvenne una graduale diffusione della fede cristiana in tutta la Valpolicella e, qui, sulle rovine dei santuari arusnati nacque la prima chiesa cristiana. A documentare l'integrazione delle strutture pagane all'edificio di culto cristiano è l’Ara dedicata al Sole e alla Luna ora alla base di una colonna della navata della Pieve.
Durante il periodo medioevale il Vicariato della Valpolicella comprendeva tre Piovadeghi (chiesa con fonte battesimale): la Pieve di San Giorgio, la Pieve di San Floriano e quella di Negrar. La Pieve di San Giorgio era inoltre una chiesa collegiata, sede di un capitolo di canonici che gestivano anche una schola iuniorum, cioè una scuola in cui si impartivano le prime nozioni di grammatica latina ai ragazzi del luogo ed ai futuri chierici.

Ancora nel XII sec. San Giorgio era indicato come castrum, ovvero come villaggio fortificato, perché la cinta muraria difensiva doveva essere ancora solida, anche se gradatamente perse poi le sue funzioni originarie. Appartenente al Vescovo di Verona, nel 1207, San Giorgio fu ceduto al Comune di Verona. Nel 1311 Enrico VII, incoronato Re d’Italia, concesse a Federico della Scala l’intera Valpolicella, divenuta di fatto una Signoria autonoma fino al 1404, epoca in cui iniziò l'amministrazione della Serenissima Repubblica di Venezia. Dal 1796 al 1815 subì il dominio napoleonico e successivamente quello asburgico fino al 1866, quando tutto il Veneto venne annesso al Regno d’Italia.

OGGI
Il paese di San Giorgio di Valpolicella o Ingannapoltron e la sua Pieve rimangono ad oggi intatti nella loro struttura di pietra. Questo contesto ben si presta alle rievocazioni del passato, ad eventi legati alla tradizione, alla lavorazione del marmo e alla coltura della vite, nonché a concerti e a rassegne culturali ed artistiche.
Famosa è la tradizionale "Festa de le Fae", che si celebra ogni anno la seconda domenica di novembre dopo la festività dei Defunti.  Ogni settembre, inoltre, dal 1981 viene ospitata, presso la Pieve, la cerimonia di assegnazione del Premio Masi per la Civiltà Veneta e per la Civiltà del Vino e del Grosso d’oro veneziano.
Oggi le colline che circondano San Giorgio rappresentano un luogo significativo nella produzione di ottimo vino come il Valpolicella classico DOC, il Recioto e l’Amarone, vini di pregio riconosciuti a livello internazionale. Ultimamente il vigneto ha preso il sopravvento su altre colture caratteristiche del paesaggio collinare, come il ciliegio e l’olivo. Recentemente, però, sembra emergere il desiderio di un ritorno alla diversificazione colturale tradizionale, specialmente per la coltivazione dell’olivo.
La disponibilità di splendidi materiali lapidei, come il Rosso di Verona, che, fin dall’antichità, venivano estratti nelle vicinanze di questi luoghi, ha contribuito a sviluppare in questa zona tutta la filiera della lavorazione del marmo, con notevole beneficio per l’economia locale.

Foto di Gabriele Salzani www.gabrycreation.com

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