Festa delle Fae a Novembre - San Giorgio di Valpolicella

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FESTE

Festa de le Fae Programma 2015

"...nello stesso paesello di S.Giorgio e nel medesimo giorno (cioè l’11 novembre, festa di San Martino) si fa pure sul mezzodì, dai preposti della chiesa, la dispensa gratuita della minestra di fave, dette anch’esse fave dei morti, a tutti gli abitanti del sito. Questa operazione si compie portando un immenso pajuolo con entrovi le fave bollite sopra un gran sasso […]. Sul medesimo sasso monta pure un uomo con un mestolo in mano, un altro gli sta in terra da presso con l’elenco degli abitanti; tutto intorno si affollano uomini, donne, ragazzi, con scodelle, pignatte, aramini, stagnate e vasi di ogni sorta; l’uomo dalla carta comincia a chiamare il nome di un capofamiglia e secondo la quantità dei membri di essa (adulti o piccini che siano) dice il numero corrispondente; allora il chiamato […] s’avanza protendendo il suo recipiente, e l’uomo del mestolo gli dà con esso tante misure di fave quante occorrono a fare il numero indicato per lui."

Ettore Scipione Righi (1833-1894)


Ettore Scipione Righi fu un eclettico studioso veronese animato da un grande interesse per il patrimonio di tradizione orale e una passione per il dialetto. Raccolse il materiale girando per la provincia di Verona, intervistando ogni persona che potesse fornirgli informazioni sull'argomento. Ecco allora la descrizione della Festa de le Fae che si è sempre celebrata regolarmente tutti gli anni fino al 1924, poi si è rarefatta fino al 1973 quando ha ripreso slancio, vigore e continuità, soprattutto per merito dell'Ass. Pro Loco.
Questa usanza locale sembra essere una residualità rituale pagana, pre-cristiana. Non a caso l
e fave, che per prime sbucano dal terreno primaverile dopo che il seme è stato sepolto nella terra, erano il simbolo dell'immortalità in quanto si credeva che custodissero le anime dei trapassati.
La più lontana memoria documentale di questa festa è rintracciabile nei resoconti delle visite pastorali del vescovo di Verona Ermolao Barbaro nel 1460.

Così ancora oggi, ogni anno, a San Giorgio Ingannapoltron, la seconda domenica dopo le festività dei morti, alcuni abitanti del paese vestiti con abiti tradizionali issano un grande paiolo sopra l'apposita pietra, detta la
piera de le fae e distribuiscono a tutti i capifamiglia del paese (e da qualche tempo anche agli ospiti) una minestra di fave preparata con l’antica ricetta: dopo aver messo a mollo le fave secche, si lasciano bollire sul fuoco per tre-quattro ore senza sgusciarle insieme con patate, pancetta o lardo o cotica e acqua, poi si versano sopra la farina fatta addensare con un po’ di soffritto di cipolla ed infine si condisce con un filo d'olio di oliva.

 
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