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Cave di Pietra

ATTIVITA' GUIDATA

Sant'Ambrogio di Valpolicella è situato al confine occidentale della valle e dai suoi rilievi domina il margine settentrionale della pianura veronese, incisa dal corso dell’Adige. Il paese sorge proprio su un terrazzo di origine fluvio-glaciale depostosi durante la penultima fase glaciale datata a partire da 190.000 anni fa circa.
Le rocce per l’attività estrattiva affiorano a monte del paese e costituiscono i rilievi collinari confinanti con i limitrofi comuni di Fumare e Dolcè. Tali rocce appartengono all’epoca mesozoica (da 240 a 65 milioni di anni fa) e documentano una lunga e articolata storia che le vede prima depositarsi sotto forma di fanghi nei fondali marini, e in seguito, divenute rocce, sollevarsi e deformarsi ad opera delle spinte crostali che diedero origine alla giovane catena delle Alpi.
   
Questa roccia affiora alla base del monte Poia, poco a nord di Sant'Ambrogio e lungo una fascia che dalla località Sengia si collega alla frazione di Monte, tra i 350 e i 550 metri circa di quota. Sempre di epoca giurassica, copre un intervallo di tempo di 32 milioni di anni circa, passando in modo graduale alla successiva formazione del Biancone di età cretacica, molto differente nella litologia e nel colore. L’elevata componente argillosa di questi calcari dal caratteristico colore bianco e la diversa erodibilità della roccia rispetto ai sottostanti calcari compatti si riflette anche nella morfologia del paesaggio, che diviene più dolce in corrispondenza di questa formazione ed è in genere interessato da coltivazioni o prati. La serie delle rocce mesozoiche si conclude con la Scaglia rossa, un calcare debolmente argilloso di colore rosato somigliante al Rosso ammonitico
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Il termine "marmo" da un punto di vista petrografico e geologico non corrisponde in realtà alle rocce sedimentarie calcaree di origine marina, sopradescritte, e così diffuse in questo territorio veronese. Infatti, geologicamente, viene definita marmo una "roccia carbonatica che ha subito una ricristallizzazione parziale o completa, indotta da alte temperature, originata da processi metamorfici e non sedimentari", come per esempio il tipico marmo di Carrara.
Nella terminologia tecnica e commerciale vengono invece definiti marmi tutte le rocce lavorabili e lucidabili e utilizzate come materiali di costruzione, indipendentemente dalla loro origine o composizione.  La classificazione si basa inoltre sulla colorazione e su alcune proprietà valutate sperimentalmente, quali: la durezza, il grado di permeabilità, la lavorabilità o scolpibilità, la resistenza agli agenti atmosferici e al gelo oppure la resistenza ad agenti chimici.

L’estrazione e la lavorazione dei marmi è storicamente diffusa in tutta la Valpolicella. Però, è nel territorio di Sant’Ambrogio che si trovano, tuttora, diverse cave di calcari compatti del Rosso ammonitico veronese.
Di solito l’escavazione viene suddivisa, dai cavatori, in tre porzioni, ognuna composta da un certo numero di strati, chiamati corsi, ai quali spesso corrispondono dei nomi locali che ne indicano già la principale caratteristica, per esempio il colore oppure lo spessore, per un totale di circa 40 strati con spessori variabili da 25 cm a 2,75 metri. Partendo dal basso si distingue lo strato del Nembro, con uno spessore di circa 7-8 metri, a cui segue lo strato del Sengia,  di circa 10 metri e infine, con circa 17 metri di spessore, lo strato dei Cimieri.  Da ognuno di questi strati vengono ricavate diverse varietà di marmi (ad esempio: il gialetto,  il rosso verona, il nembro rosato, il verdello, il rosso brocato, il rosso magnaboschi, il rosa corallo, il biancone, ecc.), che sono conosciuti e impiegati non solo nel settore edile locale ma, poiché ormai famosi, vengono collocati diffusamente sul mercato internazionale.

L'estrazione e la lavorazione del lastame denominato anche pietra di Prun o pietra della Lessinia, ha rivestito in passato e riveste tuttora nell'economia della Lessinia occidentale e della Valpolicella un importante ruolo parallelo all'industria marmifera. Questo prodotto lapideo, definito più propriamente pietra da taglio e non marmo, viene ricavato dalla coltivazione degli strati inferiori della formazione cretacica della Scaglia rossa, con spessore di circa 7-8 metri, e ha sempre avuto un diffuso impiego locale non solo per la maggiore facilità di estrazione e di lavorazione rispetto ai marmi, ma soprattutto per le sue caratteristiche tecniche.

Sant'Ambrogio fu in passato un centro molto attivo anche nell’estrazione di questa pietra con cave presso San Giorgio, il monte Solane e Montindon, oggi tutte dismesse.
L’escavazione della pietra in passato era soprattutto praticata in galleria ed era operata in modo tale da lasciare dei pilastri naturali a sostegno delle volte man mano che il fronte della cava si approfondiva. All’inizio del secolo le cave della bassa collina di Sant’Ambrogio erano le più sfruttate ma vennero abbandonate negli anni Trenta e l’attività si trasferì nella zona di Prun dove proseguì fino agli anni Cinquanta. Attualmente l’escavazione avviene solo a cielo aperto ed è concentrata nei comuni di Sant’Anna d’Alfaedo e di Fumane. Vecchie cave di pietra in galleria sono disseminate un po’ ovunque in Valpolicella, ma purtroppo sono oggi per la massima parte non visitabili, a causa di crolli naturali o provocati, altrimenti potrebbero costituire uno splendido museo dell’escavazione e della lavorazione lapidea.

Fin dall’antichità la vicinanza delle cave all’Adige, ha aperto la Valpolicella a tutto il bacino mediterraneo, usufrunedo dei fiumi e dei canali che dall’interno si avvicinavano al mare. Così si inviavano pietre e marmi a Verona, ma anche a Modena o Ferrara, ad Ancona o Venezia, alle Bocche di Cattaro e persino in Piemonte.  
Oggi la lavorazione e la commercializzazione del marmo si è spostata a valle, verso Domegliara, Ponton, Sega di Cavaion, Volargne, però, si deve ricordare che proprio a Sant'Ambrogio è nato, qualche anno fa, un importante evento commerciale, la Fiera Internazionale del Marmo, oggi trasferita a Verona e inserita tra le manifestazioni più importanti dell’Ente Fiera di Verona, che ha fatto conoscere, apprezzare e utilizzare i prodotti lapidei della zona in tantissime altre nazioni del mondo.

Foto di Gabriele Salzani www.gabrycreation.com

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